mercoledì 11 settembre 2013

Ma la sanità e l’odontoiatria sono solo un business?

"Vitaldent ancora nei guai": un post dedicato alla nuova vicenda che ha come protagonista Vitaldent su un sito di informazione odontoiatrica e condiviso su Facebook, non può passare inosservato. Si tratta di un commento scritto l'aprile scorso in merito alla notizia di una nuova chiusura di un altro Centro Vitaldent per abusivismo odontoiatrico.
Bene! e con questo sono tre i Centri Vitaldent chiusi. Cosa vuoi che siano, mi si può obbiettare, un'inezia considerando che Vitaldent ha aperto circa 100 centri in Italia acquisendo oltre 580 professionisti e 80 mila pazienti... E' vero, ma per chi si picca di essere "la risposta" ai problemi dell'odontoiatria italiana soppiantando la libera professione come è sempre stata, anche la chiusura di un solo centro farebbe scalpore e basterebbeper sollevare qualche dubbio. Tre dicevo, le sedi bloccate, almeno così mi risulta finora. Milano e Torino le città interessate da tali chiusure. La prima e più famosa, è avvenuta, infatti, a Milano in viale Monza dove due spagnoli titolari della Clinica Odontoiatrica affiliata in franchising al marchio Vitaldent nel 2010 scapparono con la cassa e, svanendo nel nulla, lasciarono tutti con un palmo di naso: dentisti, pazienti e.. sì! anche Vital Dent. 
Per la prima volta, almeno nelle cronache italiane, nel ruolo della vittima.
Un ruolo anomalo per una multinazionale che, partita dalla Spagna, si è diffusa in Portogallo e soprattutto in Italia, facendosi subito riconoscere per il modo usato per farsi largo nel mercato, con una campagna promozionale e di marketing suadente nell'aspetto più immediato e percepito dal pubblico, ma martellante e aggressiva nei toni, nei modi e nelle forme adottate.

Insomma, un panzer che usa i dentisti come limoni spremendoli con orari e prestazioni da cottimista e non da professionista attento alle esigenze del paziente; che usa i dentisti come "pezzi" intercambiabili di un ingranaggio gestito da altri, dentisti spesso con l'acqua alla gola perché, soprattutto per i giovani, la preparazione universitaria non permette di svolgere alcun'altra attività se non l'odontoiatra, una strada obbligata che, spesso per mancanza dei fondi necessari all'avvio di uno studio, oggi non lascia alternative a lavori forzati e "da polli di batteria" come quelli offerti dai Centri gestiti da multinazionali quali Vitaldent.
Perché ovviamente, non c'è solo questa che però resta la testa di serie nel settore.
D'altro canto questi panzer sanno trasformarsi, come mutanti, nel "pifferaio magico" che si rivolge questa volta al pubblico, al "cliente" non più "paziente", con la capacità di attrarlo, ammaliando così persone dabbene e sempliciotte, e anche un po' amnesiche, pronte ad abboccare all'amo di pubblicità sapientemente confezionate per creare consenso, ma premurandosi di cancellare quante più tracce e forme di dissenso anche dai forum, dalle chat e da Facebook, come risulta da questo link "Reclami-Vitaldent" recuperato nella cache di Google.
Un comportamento grave e lesivo della libertà di informazione sia per i clienti perché devono essere al corrente della realtà, sia per i dentisti perché possano decidere se convenga, o no, collaborare con questi centri.

E allora vediamoli alcuni di questi casi, scampoli di una realtà più ampia. Aprile 2009 dal Forum "Di la tua" dell'ADUC, una certa "camelia" racconta la sua vicenda nella clinica tusculana di Roma. Un preventivo accettato di 7mila euro e i lavori partono; la donna però successivamente scopre 530 euro in più di spese non dichiarate nel piano firmato. Segnala la cosa  ma i rapporti si fanno immediatamente freddi e distaccati e la donna alla fine minaccia denuncia. Da un forum, alfemminile.com, ecco un post che non lascia adito a dubbi in merito al parere su questi centri: "Vitaldent da evitare. Semplice esperienza personale. Entro in studio e aspetto 1 ora e 20 minuti per passare... vabbè. Mi guarda un medico di 20 anni su per giù e mi dice che devo mettere 6 impianti sopra e altri lavori di cui non ho capito nulla, sotto... in modo molto sbrigativo... Preventivo, 18.000 euro! Spiegazione zero e quando chiedo se c'è una garanzia la segretaria "magra e forse anoressica" mi dice: "che garanzia vuole? Massimo 3 mesi". Non mi vedranno più".

Un'altra testimonianza di un certo "renbar" del 19 aprile 2010 tratta da ciao.it  che potremmo definire il "modello" della logica di mercato adottata dalla Vitaldent: "Una grandissima fregatura", titolo esplicito come il precedente e come i giudizi richiesti dalla pagina del forum: "Vantaggi: NESSUNO; Svantaggi: CARISSIMO E POI SI TRATTA DI UN PACCO. Consiglio il prodotto: NO. (In media l'opinione è stata valutata utile da 8 utenti Ciao).
Andiamo al testo: "Apprendo dell'esistenza delle cliniche Vitaldent dalla pubblicità presente su giornali e manifesti ." SORRIDI, OGGI TE LO PUOI PERMETTERE" recita lo slogan. Entro in una clinica Vitaldent di Milano dopo aver fissato un appuntamento telefonico e mi riceve UN CONSULENTE. Mi mostra foto di dentature rovinate e dentature perfette al solo scopo di impressionarmi. Poi é la volta della visita alla quale segue il preventivo di ben 1500 euro da pagarsi in anticipo, volendo a rate, perché "solo così, dice il consulente di cui sopra, il paziente è motivato. BALLE! Fiuto il pacco e lascio perdere. Mi rivolgo ad un altro dentista il quale mi preventiva una spesa di 700 euro contro i 1500 di Vitaldent. QUESTO perché Vitaldent ha costi gestionali alti, campagne pubblicitarie martellanti, studi molto chic, figure professionali come quella del consulente e altri fronzoli. MORALE DELLA FAVOLA: L'ENNESIMO PACCO PROVENIENTE DALLA SPAGNA. Dopo CORPORATION DERMOESTETICA ARRIVA IN ITALIA VITALDENT CON UNA DIFFERENZA: CORPORATION DERMOESTETICA ERA PROPRIETARIA dei suoi studi mentre Vitaldent è solo un franchising E LA SALUTE dei pazienti non può essere oggetto di un contratto di affiliazione. QUESTO LO SOTTOLINEO PERCHE' IO SONO DI ROMA MA VIVO A MILANO E AVEVO CHIESTO AL CONSULENTE SE FOSSE POSSIBILE CONTINUARE LE CURE PAGATE A MILANO IN UNO DEGLI STUDI VITALDENT DI ROMA, LUI MI AVEVA DETTO DI SI' MENTRE POI HO SCOPERTO CHE NON ERA POSSIBILE IN QUANTO SI TRATTA DI STUDI CHE TRA LORO NON HANNO ALCUN LEGAME".
Situazione illuminante, vero?!

Poi da un blog portoghese (SaluteoraleinPortogallo) l'8 febbraio scorso, si viene a sapere che sono in crescita i "reclami contro i dentisti"; "dai 33 casi di denunce contro odontoiatri registrati nel 2007 si sale a più di 363 denunce in un anno, nel 2008, e si continua con 666 casi nel 2010 e già nella prima metà dell'anno si è a quota 552". L'incremento secondo l'avvocato Ana Sofia Ferreira, è motivato dai prezzi troppo bassi nelle cliniche dentali e la maggior parte dei reclami è dovuta "alla qualità dei servizi offerti nonché all'esistenza di un presunto chek-up gratuito".

Altri commenti interessanti emergono nuovamente in coda al post iniziale su Odontofad; in uno, si denuncia una situazione illecita e illegale con almeno tre gravi violazioni delle norme in una sede Vitaldent romana
: "un odontotecnico ogni mercoledì presta servizio come odontoiatra" e "negli altri giorni fa lo stesso in altre cliniche collegate Vitaldent" e "una consulente commerciale effettua piani di trattamento e consiglia gli interventi da fare. Il tutto supervisionato dal direttore sanitario". 
Evitiamo pure nomi e cognomi anche se sono pubblicati nel post, ma non per una superflua forma di prudenza quanto perché non sappiamo se la magistratura e le forze dell'ordine, i NAS, stiano già indagando il che, se non fosse, sarebbe quanto meno auspicabile e urgente. E anche un altro commento risulta interessante e sintomatico del modus operandi di Vitaldent a dir poco disdicevole e che appare in sintonia con i sospetti di "camelia". "Mi sono capitati pazienti con preventivi di questi low cost per lavori che non avevano nessuna necessità di essere eseguiti, abbinandoli con OPT (la cosiddetta panoramica ndr.) prima visita e detartrasi gratis, se però non accettano il preventivo, debbo pagare tutto quello che doveva essere gratis".
Non c'è che dire questo passaggio è un capolavoro, una "perla" per il marketing, non solo per la logica!!!

In tutta questa centrifuga di dati e di notizie facilmente reperibili digitando da Google parole come "Nas, Cao, Fnomceo, Vitaldent, denunce", torniamo alle due contro Vitaldent a Torino, una a febbraio e una ad aprile quando i Nas avrebbero denunciato la responsabile amministrativa per esercizio abusivo della professione in concorso con il responsabile sanitario per aver effettuato una OPT e un piano di trattamento ad un paziente.
Un comportamento standard dunque, se confrontato con i post di prima e con altri in rete.

Un'analisi interessante a proposito di ruoli, incarichi, pubblicità e indicazioni contrattuali, emerge poi da un documento della Fnomceo del marzo 2011 nel quale il Presidente della Commissione degli iscritti agli Albi degli Odontoiatri (CAO) in seno alla FNOMCeO, il dottor Giuseppe Renzo, prende posizione in merito alla pubblicità sanitaria di odontoiatri che collaborano con cliniche Vitaldent, in risposta ad un quesito sollevato dal Presidente della Commissione iscritti all'Albo degli Odontoiatri di Frosinone.
Qui il testo integrale e questi i passaggi relativi a Vitaldent: "... dobbiamo rilevare che il materiale pubblicitario concernente le cliniche Vitaldent, è veicolato da un professionista non avente la qualifica di direttore sanitario della clinica ma solo in base ad un contratto che gli dà facoltà di utilizzare il marchio Vitaldent. Si tratta quindi della cessione commerciale di un "marchio". E' necessario subito evidenziare che l'art.65 c.3 del vigente codice di deontologia medica espressamente stabilisce che: "il medico non deve partecipare in nessuna veste ad imprese industriali, commerciali o di altra natura che ne condizionino la dignità e l'indipendenza professionale". Una prima criticità emerge dalla possibile violazione da parte dell'iscritto, della norma deontologica appena citata". In quanto alla veridicità delle altre parti del testo del materiale pubblicitario, si aggiunge che "...continua menzione del termine "diagnosi specialistica": la suddetta dizione lascerebbe presumere la presenza di odontoiatri muniti di diploma di specializzazione e, laddove questo non fosse, saremmo certamente di fronte ad un messaggio non veridico. Numerose altre affermazioni contenute nel materiale pubblicizzato fanno riferimento ad aspetti di carattere tecnico scientifico, ma senza alcun supporto di carattere documentale che ne dimostri la serietà e la rilevanza scientifica. In questo caso verrebbero meno ovviamente sia il requisito della veridicità che quello della trasparenza".

Alla luce di tutte queste informazioni quale idea può essersi fatto il cittadino medio?
Certamente all'indomani dell'episodio di Milano, si è notato nell'opinione pubblica un leggero ma reale mutamento di giudizi nei confronti di questi Centri. Quel fatto di cronaca che ancora oggi moltissimi ricordano, rappresenta una sorta di spartiacque, una linea Maginot da cui non tornare indietro perché le persone che vi rimasero invischiate permisero a tutti di capire come funzionava l'inghippo e il meccanismo che aveva contribuito a rendere Vitaldent il colosso e la multinazionale che è oggi. Coloro che rimasero intrappolati nella vicenda si trovarono gabbati due volte: dal lato sanitario si trovavano abbandonati senza cura né assistenza; dal lato economico avevano avviato finanziamenti, anche decennali per coprire i costi delle cure e si trovavano drenati mensilmente della rata di questi prestiti da restituire senza aver usufruito delle cure per cui erano stati erogati.

Una situazione su cui riflettere, stando attenti ad ogni dettaglio, come fa capire anche il Presidente di ANDIPavia il Dottor Giuseppe La Torre in una recente conferenza stampa (qui il video del passaggio): 
: "Confrontare semplicemente i costi senza riferirsi alle richieste del paziente, alla professionalità e all'esperienza del sanitario che eroga la prestazione è la madre di tutti i problemi ed è sollevata e proposta soprattutto da server, multinazionali e grandi società di capitali che, per loro natura intrinseca, hanno un obiettivo diverso da quella della salute pubblica. E' un obiettivo assolutamente economico, di un risultato in bilancio. Vitaldent non può regalare una OPT che avrà anche un costo irrisorio ma è determinato da tutto ciò che sta attorno, come il personale, l'autorizzazione, 'ammortamento - prosegue il Presidente La Torre -. Non essendo però un professionista sanitario ma una multinazionale, una srl, o fa della beneficenza o qualcosa non torna".

In realtà Vitaldent ha condotto una vera e propria "campagna di conquista" della nostra penisola, un'invasione "virale", una colonizzazione che ripropone il modello avviato in Spagna.
 Sarà un caso - ma personalmente non credo alla casualità - se proprio dalla Spagna è partita da qualche anno anche una campagna di colonizzazione dell'Europa da parte di Università "facilitanti" l'accesso agli studenti in barba a tutte le regole che organizzano l'iscrizione all'università (condivisibili o no) e di fatto avviando un mercato selvaggio soprattutto in relazione alle facoltà sanitarie, e tra queste, odontoiatria? 

Più che università, sono dei veri e propri "dentistifici", "fabbriche di dentisti" i quali, una volta usciti e non avendo un'effettiva possibilità di trovare uno studio dove lavorare o aprirsene uno proprio, andranno ad ingrossare le fila dei disoccupati o entreranno in questi Centri come i Vitaldent.
Quindi le "fabbriche dei dentisti" avrebbero ragione di esistere in quanto sosterrebbero le "fabbriche dei denti".
A guardare bene, sembra una strategia ben coordinata e concordata, una sorta di mutuo soccorso tra settore dell'istruzione e settore del lavoro, una sinergia come quella che propugnano i più avanzati programmi universitari americani ed europei quando fanno riferimento al rapporto stretto fra università e mondo del lavoro...
Un po' troppo stretto, però, in questo caso!
Ovviamente è solo un'ipotesi ma a pensar male....

Eppure anche in Spagna sta emergendo il fallimento del modello del franchising, come rende noto il report del "Tesoriere Nazionale del Consejo de los Cirujanos Dentistas y de los Odontologos de la Espana", ricordato in un intervento del Presidente della CAO di Cagliari nel 2010, il Dottor Seeberger: "Leggendo il report di poco più di due anni fa evinciamo che il modello franchising (convezione diretta) sta fallendo. Il 70% di tutti i contenziosi medico-paziente in odontoiatria in Spagna, cifra in netto aumento, proviene dal lavoro di quel 10% di odontoiatri che lavorano in questo regime commerciale. I pazienti spagnoli dopo dieci anni di franchising hanno imparato pagando con la propria pelle.".

In realtà ci siamo accorti anche noi in Italia che qualche cosa non va nel modello strutturale ed economico di questi Centri ma la conferma che la corsa contro di loro non è ancora persa, arriva da due studi, il primo commissionato da ANDI all'ISPO nel 2012 e il secondo realizzato dall'Itpf, l'Istituto Tedesco di Qualità e Finanza.
Entrambi concludono che gli Italiani, brava gente!, preferiscono ancora il rapporto di fiducia con il loro dentista non fidandosi invece delle cliniche dentali low cost. Inoltre il prezzo non è l'unico aspetto considerato anche in tempo di crisi; e ancora, non è gradito l'essere curati da professionisti diversi  come avviene nei grossi centri odontoiatrici, ospedali o ambulatori pubblici territoriali.
Parere negativo anche per le tariffe di questi Centri, che non sono proprio low cost come sbandierato nelle pubblicità e che difficilmente sono lontane da quelle medie adottate dai liberi professionisti "tradizionali".

Vediamo inoltre che in Rete qualcuno, un po' troppo fan dei Centri Vitaldent, sostiene che questi svolgono addirittura un ruolo importante nel contenimento e nella lotta all'abusivismo odontoiatrico.
I buontemponi non mancano mai e nemmeno i barzellettieri...
Il ragionamento di costoro è che, piuttosto che finire nelle mani di qualche abusivo che usa farmaci o materiali scaduti e si fa pagare poco per lavori fatti male, è meglio andare in questi Centri dove almeno tali problemi non ci sono.
Sì, forse questi no, ma ce ne sono altri e altrettanto gravi, perché quando una segretaria amministrativa predispone un piano di trattamento che può e deve fare solo il dentista, o effettua una panoramica che è sempre tra i compiti di un operatore sanitario, fa in realtà dell'abusivismo esattamente come l'"abusivo tradizionale".
Presentarsi "belli e gentili" non basta mica!! tanto è vero che i Nas hanno chiuso a Torino proprio per "esercizio abusivo della professione" anche se fatto con gentilezza!!! 

Il sistema in franchising allora, è proprio messo male in arnese anche se, come la comunicazione e la psicologia del marketing insegnano, il fallimento lo si contrasta sempre "urlando con voce più alta" perché il fallimento è tale solo quando viene ammesso. E non solo il fallimento...
Ancora il Dottor Seeberger commenta: "
Gli "odontoiatri-commercianti" stanno fallendo e pletora e mancanza di risorse economiche hanno preparato un grande mercato per le "fabbriche del dente". La McDonaldizzazione" dell'odontoiatria spagnola ha impoverito la categoria e portato il 42% delle terapie odontoiatriche nelle mani di businessmen". Perché allora i dentisti italiani accettano questo patto e si piegano a lavorare in questi Centri di multinazionali? Questa la riflessione e i quesiti sollevati da Seeberger: "Non capisco perché un professionista che riesce a offrire un servizio odontoiatrico integrale di grande qualità dovrebbe vendersi al network e non mettere questa sua professionalità completamente a servizio del proprio studio per il quale, indipendentemente dal numero di giorni in cui ci lavora, deve coprire un rischio economico ben definito. Quale grado di cerebro-lesione o stato postoperatorio dopo una lobotomia si deve raggiungere per compiere un passo simile? (...)  perché dovrei garantire la continuità delle cure ad altri e ai miei pazienti no? Chi fa il passo sacrifica la sua libertà, la libera scelta della terapia del suo paziente e la sua struttura!".

Allora, per concludere, torniamo alla nostra "vexata questio" cioè se la salute, e l'odontoiatria in particolare, siano o no un business. La risposta è ancora una volta, no.
Così come ha affermato il Presidente La Torre in uno degli interventi più apprezzati al Centenario di Clinica Odontoiatrica a Pavia
: "Il problema è la perdita del rapporto medico-paziente, alla base della nostra professione. Noi siamo operatori sanitari, non vendiamo protesi ed impianti, ma li utilizziamo per riabilitare l'apparato stomatognatico; forniamo prestazioni di altissima qualità in un rapporto di grande affiatamento con i nostri pazienti; è quella che chiamiamo alleanza terapeutica, essenziale per la libera professione. Tutto ciò che prescinde dalla possibilità di fare diagnosi, di operare liberamente e dal rapporto fiduciario con il paziente non è libera professione; è un'altra cosa".Il business, appunto!!  

a cura dell'Ufficio Stampa
di ANDI Pavia