martedì 30 ottobre 2012

La replica del Presidente La Torre: "Non ci serve un'associazione-società dei servizi, ma un sindacato forte e determinato".

Alle proteste avvenute su ogni mezzo e in particolare evidenziate dai post di Facebook dove gli epiteti e gli insulti nei confronti della trasmissione e del suo conduttore, sono stati immediati e pesanti, è seguita una replica del presidente di ANDI nazionale e una sua intervista con Striscia che avrebbe dovuto ristabilire gli equilibri. Ma il risultato è stato peggiorativo e le proteste corali e le incitazioni a porre rimedio a suon di querela, come intanto aveva fatto AIO sono continuate ininterrottamente sul social network.
E' a questo punto che sono arrivate le parole del Presidente di ANDI Pavia il dottor Giuseppe La Torre. Un intervento inviato a tutti gli Associati e pubblicato su Facebook.
Eccolo:

"Ci risiamo: volano gli stracci!
Ormai dovremmo aver imparato dove conducono le orchestrate campagne anti-dentisti che procedono per isterismi, luoghi comuni, falsi teatrali e carte truccate nel mazzo: invece no, non tutti.

Quelli di Striscia sanno bene come è facile instillare il dubbio in un pubblico disinformato ed orientato al pregiudizio; in molte altre occasioni hanno dimostrato solidarietà nei nostri confronti,  ma mandare in onda un servizio come quello in oggetto equivale ad incolpare ingiustamente la nostra categoria di tutte le responsabilità, gli errori, le carenze del sistema. Nemmeno quelli del Corriere della Sera sono nati ieri, eppure pochi giorni fa ci hanno collocati tra i maggiori evasori fiscali di sempre: vecchia storia, abbondantemente smentita e su cui non ha senso spendere una parola in più. Superficiali, offensivi e soprattutto faziosi i primi;  ingiustificabili i secondi.   Entrambi mentono sapendo di mentire, e non è una cosa carina.
Non credo che sia improvvisamente venuto meno il buon senso, né la capacità dialettica e comunicativa degli uni e degli altri, da sempre ammirevole per fulmineità, padronanza degli argomenti e precisione balistica nell’indirizzare l’invettiva. E…allora? Nuove disposizioni dall’ alto? Errori di valutazione? Ricerca di visibilità a tutti i costi? Domande che restano inevase, a conferma che serve urgentemente una riflessione per alcuni, un esame di coscienza per altri.
Il presidente Prada ha dovuto controbattere pubblicamente, perché il silenzio sarebbe stato interpretato come una mancanza di calore equivalente ad un passo falso. Lo ha fatto a modo suo, con la caratura di sempre: una cosa buttata là, incolore ed insapore, neutra come il sapone dei bambini.  Aggiungerei questa alle occasioni perdute, non avendo sfruttato le opportunità della ribalta per rilanciare a gran voce che ben altre sono le radici  dei nostri problemi,  né si può oltremodo rimandarne la soluzione.

Tutti sappiamo che costi alti e fiscalità esagerata sono, allo stesso tempo, la causa dei nostri onorari elevati e la conseguenza (voglio essere generoso) della cronica mancanza di progettualità e programmazione politica che ha messo tutti i comparti produttivi italiani fuori mercato.
Ma non bastano critiche e piagnistei, benché politicamente corretti; non possiamo giocare tutte le partite in difesa. La crisi in atto impone serietà e coraggio: non ci serve un’associazione-società di servizi, ma un sindacato forte e determinato poiché anche noi, come ogni altra categoria imprenditoriale, abbiamo bisogno che la politica (quel che ne resta) ci supporti nel riconquistare e mantenere competitività nel libero mercato globale, o sempre più  italiani compreranno elettrodomestici cinesi,  automobili coreane, e si cureranno i denti in Croazia.  E’ inevitabile. Perfino giusto. Continuare a vivere nell’indifferenza di un Paese consegnato ai suoi peggiori istinti è difficile, per molti impossibile.
Abbiamo imparato che la politica italiana non si correla con la giustizia e nemmeno con la solidarietà, o con gli interessi supremi del Paese; resta nostro dovere e nostro interesse almeno chiederle un po’ di intelligenza applicata all’efficacia, quel che in versione plebea è la furbizia o l’opportunismo.
Da anni, dai piani alti di ANDI sentiamo parlare di lobby, rapporti politici preferenziali, ecc. ecc.;
abbiamo speso un sacco di soldi che hanno finanziato comunicazione, strette di mano, convegni, sorrisi, fotografie… sarebbe opportuno vedere anche qualche risultato, ne abbiamo un disperato bisogno!

Per piacere, smettiamo di correr dietro alle farfalle: ANDI deve partecipare da protagonista allo sforzo per salvare il nostro lavoro rivendicando orgogliosamente le proprie origini sindacali.  Si continui pure ad essere aperti ad ogni forma di dialogo, purché serva ad attuare il nostro programma di sviluppo e tutela della Libera Professione e non a diluirlo nelle chiacchiere.  
Per questo, consiglio a tutti di evitare le crisi di nervi ed invito i nostri dirigenti nazionali a rivedere  drasticamente ed in tempi brevi  il loro “modus cogitandi et operandi” augurando maggior fortuna
di quanta ne hanno avuta finora.

Peppino La Torre
Presidente ANDI Pavia